Smart Infrastructures: le grandi opere italiane accelerano sulla digitalizzazione

L’Osservatorio Digital & Smart Infrastructures della School of Management del Politecnico di Milano ha presentato a giugno 2026 i risultati della sua prima edizione di ricerca, dedicata alla trasformazione digitale delle grandi reti infrastrutturali nazionali: strade, autostrade, ferrovie, porti, aeroporti e reti energetiche.

Il quadro che emerge è quello di un settore in cambiamento strutturale. Se in passato il valore di un’infrastruttura si misurava sulla sua dimensione e solidità fisica, oggi la competitività si gioca sulla capacità di renderla intelligente attraverso connettività avanzata, intelligenza artificiale e cybersecurity, elementi che diventano parte integrante degli investimenti piuttosto che componenti accessorie.

Un mercato in crescita a doppia cifra

Nel 2025 il mercato italiano delle tecnologie digitali applicate alle grandi opere ha raggiunto un valore di 1,36 miliardi di euro, con una crescita del 16% rispetto all’anno precedente, sostenuta dalle scadenze del PNRR, dai fondi del programma Connecting Europe Facility e dalla spesa ordinaria dei gestori pubblici e privati. Un andamento in linea con quello osservato negli altri principali paesi occidentali.

Il comparto più rilevante resta quello delle infrastrutture energetiche (elettriche, idriche e del gas), che vale 460 milioni di euro e cresce del 21%, trainato dalla digitalizzazione delle reti elettriche e idriche e dal monitoraggio predittivo delle reti gas. Seguono il ferroviario (320 milioni di euro, +12%), sostenuto dagli investimenti di Rete Ferroviaria Italiana in segnalamento digitale e manutenzione predittiva, e le smart road (240 milioni di euro, +17%), spinte dai piani ANAS e dagli investimenti delle concessionarie autostradali. Completano il quadro i comparti ponti e gallerie (175 milioni di euro), aeroporti (75 milioni), porti (50 milioni) e hub logistici (40 milioni).

Figura 1 L’andamento del mercato Digital & Smart Infrastructures, 2024-2025 / Fonte Osservatori Digital Innovation – Politecnico di Milano (www.osservatori.net)

Figura 1 L’andamento del mercato Digital & Smart Infrastructures, 2024-2025 / Fonte Osservatori Digital Innovation – Politecnico di Milano (www.osservatori.net)

Il valore economico dello Structural Health Monitoring

Uno dei contributi più concreti della ricerca è un modello quantitativo che stima i benefici economici dei sistemi di Structural Health Monitoring (SHM), applicato al caso di un ponte a larga campata inserito in un tratto stradale ad alto traffico. Il confronto tra uno scenario di gestione tradizionale, basato su ispezioni periodiche e interventi reattivi, e tre scenari di sensorizzazione progressiva (minima, media, massima) mostra che, a fronte di un investimento compreso tra 150.000 e 335.000 euro, il monitoraggio continuo può ridurre i costi diretti di gestione fino al 30%, i costi per l’utenza fino al 45% e il costo di rischio residuo fino al 40%, con un risparmio complessivo di lungo periodo superiore al 20%.

Il dato conferma un principio che l’Osservatorio sottolinea con forza: il monitoraggio intelligente è un fattore abilitante per rendere le opere infrastrutturali più efficienti, resilienti e sostenibili, contribuendo a estenderne il ciclo di vita. Il valore dello SHM non si esaurisce nella componente tecnologica, ma emerge soprattutto nella capacità di integrare dati di sistema, impatti sull’utenza e gestione del rischio in un’unica logica decisionale, superando il modello ispettivo tradizionale a favore di una gestione data-driven dell’infrastruttura lungo l’intero ciclo di vita dell’opera.

Figura 2 Confronto delle componenti di costo tra scenario di gestione tradizionale e scenari di monitoraggio SHM / Fonte Osservatori Digital Innovation Politecnico di Milano (www.osservatori.net)

Figura 2 Confronto delle componenti di costo tra scenario di gestione tradizionale e scenari di monitoraggio SHM / Fonte Osservatori Digital Innovation
Politecnico di Milano (www.osservatori.net)

Smart road, connettività e nodo normativo

Il rapporto dedica ampio spazio anche alle Smart Road, dove le tecnologie V2X e le comunicazioni 5G/C-ITS abilitano lo scambio informativo tra veicoli e infrastruttura stradale. Gli analisti segnalano però un divario tra l’evoluzione tecnologica e l’aggiornamento del quadro normativo italiano, ancora fermo al Decreto Smart Road del 2018: una rigidità che l’Osservatorio indica come nodo da affrontare nel biennio 2026-2027, anche attraverso strumenti come le sandbox regolatorie.

Ma le smart road nascono anche dalla consapevolezza che la strada è un nodo infrastrutturale complesso, in cui mobilità, dati e tecnologie convergono per abilitare non solo nuovi servizi per l’utente finale, ma anche nuove modalità di gestione e manutenzione della rete viaria.

Dalla pavimentazione alla segnaletica, fino al coordinamento delle squadre operative sul territorio, le smart road rappresentano oggi uno dei pilastri dell’innovazione infrastrutturale. E questo è l’ambito che per primo deve essere abilitato per costruire quella base di dati e struttura di condivisione che consentirà sempre più la conoscenza e la possibilità di intervento in tempo reale.

Grazie a tecnologie digitali, connettività avanzata e Intelligenza Artificiale, queste infrastrutture non solo supportano nuovi modelli di mobilità, ma diventano vere e proprie piattaforme informative distribuite.

La digitalizzazione della rete elettrica

Il comparto Smart Energy Infrastructure, come detto, è quello che pesa di più sul mercato complessivo. Il rapporto attribuisce questa crescita alla progressiva digitalizzazione delle reti elettriche e idriche, con una forte espansione dei sistemi di telecontrollo delle cabine primarie e secondarie, dell’automazione di dighe e acquedotti e del monitoraggio predittivo dei gasdotti. Nel settore elettrico in particolare, l’intelligenza artificiale viene impiegata per analizzare in tempo reale i dati di rete, individuare anomalie o incidenti in tempi rapidi e isolare i guasti in modo quasi istantaneo, con l’obiettivo di garantire stabilità e resilienza a un’infrastruttura critica per il Paese. Un’evoluzione che l’Osservatorio inquadra in una tendenza più ampia: la crescente necessità, a livello globale, di integrare le fonti rinnovabili e rafforzare la resilienza dei sistemi energetici nazionali di fronte alle sfide climatiche e geopolitiche.

La partecipazione di NexaTree

Nell’ambito delle attività dell’Osservatorio, NexaTree ha preso parte al workshop dedicato allo Structural Health Monitoring, con un intervento del CEO Simone Colla. Un contributo che si inserisce nel percorso di confronto tra grandi concessionari, partner tecnologici e istituzioni che l’Osservatorio individua come condizione necessaria per costruire modelli di governance condivisi sulla digitalizzazione delle infrastrutture nazionali.

Fonte

 Osservatorio Digital & Smart Infrastructures, School of Management del Politecnico di Milano, “Smart Infrastructures: un ponte tra innovazione, dati e nuovi ecosistemi”, giugno 2026.